Ansia d'Esame: Cos'è? Come si Cura? Università Panico - Dr Gaspare Costa - 340/7852422 - Psicologo - Psicoterapeuta

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L'Ansia e le Fobie
L’Ansia d’Esame Patologica:Sintomi, Cause e Cura

a cura del Dr Gaspare Costa

Che cosa è l’ansia d’esame?

L’ansia d’esame  si caratterizza  per  il timore, la paura, il terrore , che a volte possono  innescare una vero e proprio attacco di panico,   di affrontare un’interrogazione o un esame. L’ansia d’esame patologica, che può rientrare all’interno di un quadro di Fobia Sociale,  si differenzia dalla normal ansia fisiologica che accompagna, favorendone la performance,  gli sforzi dell’individuo per raggiungere uno scopo. Numerose ricerche mettono infatti in evidenzia come una moderata ansia prestazionale favorisce migliori risultati rispetto alla completa assenza o ad eccessivi livelli di ansia. Seguendo questo ragionamento, si può affermare che l’ansia d’esame diventa patologica quando assume alcune particolari caratteristiche:

L’idea di dover  sostenere un esame è associata ( in maniera direttamente proporzionale alla vicinanza,  alla difficoltà e all’importanza attribuita alla prova)  ad  intensi sintomi di ansia, preoccupazione, pensieri o immagini “catastrofici” il cui contenuto può, ad esempio, riguardare l’essere bocciati, fare una figuraccia, fare scena muta, avere una crisi di panico, scappare all’ultimo momento, sentirsi falliti, umiliati, difettati o deludere gli altri significativi che innescano la cosiddetta “ansia anticipatoria” che caratterizza gli studenti affetti da ansia d’esame patologica.

  • Le persone affette da ansia d’esame  possono sviluppare tutta una serie di sintomi tra i quali: ansia diffusa, preoccupazione eccessiva per la prova, confusione, tremori,  agitazione, irrequietezza, incapacità a rilassarsi, tachicardia, nausea, vertigini, sintomi fisici vari; nei casi più “gravi” questi sintomi possono sfociare in un vero e proprio attacco di panico situazionale che, oltre all’aggravamento dei sintomi dell’ansia, può innescare la paura di morire, di perdere il controllo di se stessi o di impazzire. Spesso le persone affette da ansia d’esame evitano di affrontare la prova poiché temono di non riuscire a sopportare i sintomi e le conseguenze dell’ansia. Non di rado le persone cercano di fronteggiare l’ansia d’esame patologica facendo ricorso ad ansiolitici come lo Xanax; ovviamente questa soluzione può tamponare, nell’immediato, lo stato ansioso mentre non incide sulle cause psicologiche della paura dell’esame
  • Gli adulti e gli adolescenti sono consapevoli che la loro paura è irrazionale o, quanto meno, esagerata ma, nonostante questa “consapevolezza”, non riescono a liberarsene. Paradossalmente, il fatto di essere consapevoli di esagerare il “pericolo” legato all’esame li espone ad ulteriori sofferenze che derivano dalla considerazione di essere diversi dagli altri, di essere più fragili, di essere dei falliti, di non  poter raggiungere traguardi ambiziosi, di deludere gli altri; queste “riflessioni” possono compromettere l’autostima, innescare vissuti di inadeguatezza a cui spesso si accompagnano sentimenti di vergogna,  autosvalutazione  e depressione.

  • L’ansia d’esame  deve creare disagio significativo o compromettere la qualità della vita della persona. Spesso, a causa dell’ansia d’esame patologica, la persona rimane danneggiata nel suo percorso scolastico ritardando in maniera significativa la conclusione degli studi oppure può avere un rendimento scolastico al disotto dell’impegno profuso o dalle proprie capacità intellettuali. Nei casi più gravi l’ansia d’esame patologica può spingere la persona ad abbandonare gli studi nonostante le rilevanti potenzialità. L’ansia d’esame può influire in maniera significativa sulla qualità della vita della persona e questo deve far riflettere circa l’importanza di un trattamento psicoterapeutico efficace, come si è dimostrata la psicoterapia cognitivo comportamentale,  che possa curare l’ansia d’esame patologica.


Quali sono le cause dell’ansia d’esame?

In generale, le persone che soffrono di ansia d’esame patologica sembrano accumulate da alcune caratteristiche  “cognitive”, ovvero credenze,  che rendono insopportabile e catastrofico un possibile scenario di fallimento.  Spesso,  per queste persone,  la prova d’esame non si limita ad una prestazione ma coincide con il valore personale che si attribuiscono; in  sostanza fallire ad un esame significa essere falliti, compromettere la propria vita, deludere  se stessi e gli altri. Il lavoro psicoterapeutico  mette spesso in risalto come,  nella storia di chi soffre di ansia d’esame patologica, l’autostima ed il valore personale, cosi come  l’esser degni di amore, sia stato condizionato dalle “prestazioni”, in primus scolastiche, del bambino.

E’ possibile riscontrare nella storia di queste persone episodi “sensibilizzanti” che hanno orientato il loro iperinvestimento verso il successo scolastico come mezzo efficace per ottenere ammirazione, amore, approvazione o, al contrario,  evitare umiliazioni o rimproveri. L’ansia d’esame è spesso accompagnata da pensieri di fallimento, vergogna, paura di deludere gli altri o di compromettere il futuro. In genere, le persone che manifestano eccessiva ansia d’esame hanno un autostima condizionata dagli altri ( professori, datori di lavoro, partner etc.) e quindi più vulnerabile poiché basata su criteri esterni che spesso possono rivelarsi arbitrari.

L’ansia d’esame non è dunque semplicemente l’ansia per l’esame ma l’angoscia, che può sfociare in panico,  di dover ogni volta giocarsi tutto: autostima, fiducia, approvazione amore, e rischiare di perderlo. Ognuno di noi esposto a questo rischio manifesterebbe un ansia patologica. Alcune persone che presentano queste caratteristiche possono funzionare abbastanza bene finché un episodio, come una bocciatura imprevista, un voto basso o una prestazione non all’altezza, fa crollare tutta la sicurezza innescando o, aumentando, l’ansia per gli esami futuri. Altre persone sono invece abituate  da sempre a fare i conti con la propria ansia d’esame.


Cosa  si teme nell’ansia d’esame?

Dalle considerazioni fatte in precedenza risulta comprensibile come, chi soffre d’ansia d’esame patologica, tema,  in maniera eccessiva, il fallimento ( fare scena muta, non rispondere alle domande,  fare una brutta figura , mostrarsi agitato o impreparato etc.) e, dunque,  la compromissione dell’autostima e del valore personale a cui fanno seguito sentimenti di autovalutazione, depressione e vergogna ( auto immagine e/o immagine sociale compromessa).

Perché l’ansia d’esame Tende a Cronicizzarsi?

Per cercare di comprendere i fattori che contribuiscono  a creare il circolo vizioso dell’ansia d’esame patologica  e, dunque , il suo mantenimento illustriamo un esempio:

A. è una brillante studentessa di Giurisprudenza di 22 anni, da sempre ha ottenuto ottimi successi scolastici anche se gli esami erano accompagnati da un ansia fastidiosa  ma, tutto sommato, sopportabile.  Per sopperire all’ansia d’esame e, quindi, alla preoccupazione che qualcosa potesse andare” storto”, A. non tralasciava nessun dettaglio studiando e ripetendo con "ossessivamente" il programma d’esame per non rischiare di essere sorpresa da qualche domanda a trabocchetto. Come ulteriore precauzione metteva in atto “simpatiche” superstizioni. La famiglia di A. ha sempre investito tanto sul successo scolastico della figlia poiché a lei sarebbe spettato l’onore di essere la prima laureata ( Avvocato!!!!!) della famiglia che, di conseguenza , avrebbe ripagato tutti i sacrifici fatti per lei anche dai fratelli.

Se da un lato questa “missione” rendeva A. orgogliosa e fiera dall’altro sentiva tutto il peso della responsabilità e, dunque, il dovere di riuscire  a tutti i costi per non deludere la famiglia. Tutto scorre “liscio” finche, ad un importante esame universitario, A. viene “sorpresa” da una domanda a cui non era preparata: dapprima rimane sconcertata poi, “intuendo” che i professori iniziavano a dubitare della sua preparazione, viene invasa dall’ansia e da pensieri catastrofici (“ mi abbasseranno la media o forse mi bocceranno”, “i miei ci rimarranno male”, “non sono cosi brava come pensavo” , “come farò a fare l’avvocato se non so neppure rispondere a queste domande”etc.) a cui si accompagnano confusione ed agitazione. I pensieri di A.  si accavallano velocemente, l’ansia sale, la bocca si fa asciutta, le mani sembrano tremare, suda, è pallida, sembra mancargli l’aria, ormai non riesce più a rispondere nemmeno alle domande che conosceva perfettamente.

Vedendola in difficoltà i Professori la invitano a presentarsi “tranquillamente” all’appello successivo, per A. e il primo fallimento: il mondo gli cade addossso. Esce dall’aula confusa e decide di raccontare ai genitori una bugia (aver superato l’esame) piuttosto che farli soffrire, riproponendosi di studiare più di prima. Nelle settimane successive A. studia intensamente ma, man mano che si avvicina il giorno dell’esame, sente aumentare l’ansia e la paura di poter fallire nuovamente.
A due giorni dell’esame A. è molto tesa, non ha appetito, dorme male, pensa continuamente a cosa succederebbe se anche questo appello dovesse andar male. Il giorno prima dell’esame A. è  già invasa dall’ansia e da ruminazioni: immagina domande a cui non sa rispondere, la bocciatura, la delusione dei genitori, il suo futuro da “brava casalinga sfigata”, praticamente passa la notte insonne.

La mattina dell’esame è già in preda all’ansia ed in più si sente stanca e nervosa ( non ha dormito), il saluto del padre: “vedrai che sarà un trenta e lode”,  rende la pressione ancora più insopportabile, non solo deve superare l’esame ma deve farlo con la lode altrimenti le aspettative di papà verrebbero deluse.

Arrivata in aula A. è in preda all’ansia, è convinta di non ricordare nulla, pensa che le domande saranno più difficili del solito e i professori di cattivo umore, si sente agitata, pensa di fare una figuraccia di fronte ai colleghi , teme di poter svenire, gli manca l’aria, fugge dall’aula ed evita l’esame in preda ad un attacco di panico. Proverà a presentarsi altre volte ma, in preda ad attacchi di panico, eviterà sempre di presentarsi. Continua a mentire a genitori, si sente fallita, sfigata, depressa.

Perché l’evitamento mantiene l’ansia d’esame patologica?

  • l’evitamento, almeno nel breve periodo, ha la capacità di ridurre l’ansia. Se, ad esempio, la persona ha la possibilità di evitare  l’esame, almeno temporaneamente, si tranquillizza.

  • l’evitamento dell’esame  non permette di smentire le ipotesi “catastrofiche” legate ad esso: mi bocceranno, farò una figuraccia, avrò una crisi di panico etc.


Come si cura l’ansia d’esame?

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale rappresenta il trattamento di elezione ( fonte APA)per i disturbi legati all’ansia e quindi  risulta efficace anche in relazione  alla cura dell’ansia d’esame.  Come esposto nel paragrafo sulle cause dell’ansia d’esame patologica, il problema centrale, che deve essere oggetto dell’intervento psicologico consiste nel minare quelle “credenze”, sostituendole con credenze più funzionali, che fondono il valore della prestazione scolastica con il valore personale. In breve, se il paziente riesce, attraverso strategie cognitive specifiche ( ad esempio, disputing o alcune strategia dell’ACT) a separare la prestazione dalla persona ( viene valutata la prestazione non la persona!) sarà più disposto a ridurre l’iperinvestimento sulla prestazione  riducendo in questo modo l’ansia d’esame, in sostanza: un esame è un esame, anche se dovesse andar male non è la fine del mondo.

Un atteggiamento del genere, di accettazione del rischio, porta automaticamente ad “abbassare la guardia”, a ridurre i pensieri catastrofici e quindi a migliorare la prestazione. Nello stesso tempo,  lo psicologo deve guidare la persona nella “scoperta” di valori e qualità fondamentali  per l’internalizzazione dell’autostima con l’obiettivo di renderla meno dipendente dal giudizio degli altri.

La Psicoterapia cognitivo comportamentale dispone di strumenti e metodi in grado di aiutare il paziente a risolvere l’ansia d’esame patologica in tempi accettabili attraverso un percorso che lo aiuterà a divenire terapeuta di se stesso.

L’intervento più strettamente psicoterapeutico dell’ansia d’esame deve, innanzitutto, far luce sui fattori  d’esordio e  mantenimento del disturbo (cognitivi ed interpersonali) per poi sostituire le strategie di evitamento con forme di esposizione graduale. Le strategie terapeutiche di matrice Cognitivo-Comportamentale si sono rivelate particolarmente efficaci nel ridurre la sintomatologia dell’ansia da prestazione:  strumenti come  la ristrutturazione cognitiva, l’esposizione (in vivo o in immaginazione) o la desensibilizzazione sistematica,  assicurano, nella maggior parte dei casi, risultati soddisfacenti se non la cura completa dell’ansia d’esame.

Ansia d'Esame e le Cure di Ultima Generazione

Negli ultimi anni la psicoterapia cognitivo comportamentale classica è stata integrata con modelli di terza generazione come l'Acceptance and Commitment Therapy ( ACT) e la Mindfulness che si stanno rivelando particolarmente efficaci nella cura
dell'ansia.In sintesi, questi modelli innovativi  hanno come obiettivo primario quello di facilitare un atteggiamento più funzionale nei confronti dei contenuti mentali  aiutando la persona, attraverso l'utilizzo di esercizi esperienziali, metafore e meditazione,  a valutare i pensieri non per quello che dicono di essere ( minacce reali) ma per quello che sono realmente riucendo, in questo modo, l'ansia assocciata ai pensieri minacciosi ( mi bocciano! faro una figuraccia! etc).

L'ACT e la Mindfulness favoriscono un atteggiamento accettantante e non giudicante nei confronti dei contenuti mentali  che man mano vengono sperimenati nella loro vera essenza di produzioni mentali transitori e innoqui e non come fatti che minacciano la persona (ad esempio, l'ansia anticipatoria associata ad un esame assume i connotati di una profezia).  L'assunzione di questo atteggiamento più funzionale riduce notevolmente i vari loop che lo studente affetto da ansia patologica si trova a fronteggiare rallentandolo e rendendolo meno efficace.

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Dr Gaspare Costa
 
Dr Gaspare Costa iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana n° 5040 - P.Iva 0120695045 Tutti i diritti riservati - prima dell'utilizzo del sito leggere le avvertenze in note legali e privacy
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