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Perchè in Estate Aumentano le Problematiche Legate agli Attacchi di Panico e all'Ansia?

a cura del Dr Gaspare Costa

Come mai l’inizio dell’estate,  con il sopraggiungere del primo caldo, si correla all’ aumento degli attacchi di panico e, in generale, con l’intensificarsi dei disturbi legati all’ansia? L’esperienza clinica evidenzia come, con l’inizio dei primi caldi, specie se accompagnati da afa, umidità e/o inquinamento,  si correla  ad un significativo aumento dei sintomi  collegati  agli attacchi di panico ed in generale all’ansia quali: sudorazione, sensazione di svenimento, debolezza, tachicardia, fame d’aria, difficoltà a respirare, capogiri, sensazione di testa vuota, sensazione di soffocamento, sbandamento etc.

L’aumento di queste sensazioni fisiche minacciose, interpretate  come precursori degli attacchi di panico, innescano nelle persone già predisposte ai disturbi d’ansia (solo in Italia diversi milioni), specie se sono costrette a frequentare luoghi poco ventilati come metropolitane, uffici affollati, mezzi di trasporto o esposti  all’aperto, il timore di poter aver un attacco di panico e quindi vivono nel terrore di dover fronteggiare un esperienza che, secondo le loro “credenze”, può portarle a svenire, perdere il controllo, avere un infarto o, addirittura la morte.

Seguendo l’approccio della Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, ed in particolare il modello elaborato da Clark, possiamo ipotizzare una spiegazione realistica ed attendibile del perche fattori come l’afa, il caldo, l’umidità, le temperature elevate che spesso, nelle grandi città, sono  associate all’inquinamento posso produrre l’aumento dei disturbi d’ansia e quindi degli attacchi di panico. Fondamentalmente, il modello di Clark spiega i fattori d’innesco, mantenimento e cronicizzazione degli attacchi di panico come il risultato dell’interpretazione catastrofica di sensazioni somatiche ( normali ed innocue) provocate dall’ansia in persone già predisposte e la successiva messa in atto di comportamenti protettivi e/o di evitamento.

In sostanza, secondo questo modello, una sensazione come la tachicardia o un normale giramento di testa, può essere interpretato dalle persone che abitualmente si allarmano rispetto alle  proprie sensazioni corporee come una prova tangibile che qualcosa di terribile sta succedendo, ad esempio un infarto. Questa interpretazione catastrofica di una normale sensazione fisica, ad esempio l’ aumento del battito cardiaco
dovuto ad un sforzo, innesca tutta una serie di reazioni d’allarme ( risposta di attacco o fuga, iperventilazione etc.) che, paradossalmente, acuendo le sensazioni fisiche iniziali e producendone di nuove, confermano a circolo vizioso l’imminenza e  la pericolosità di quello che si teme, nel nostro caso un infarto.

Questo modello ci aiuta quindi a comprendere in che modo il caldo, l’afa, le temperature elevate, l’umidità ed altri fattori “estivi” contribuiscono ad  aumentare gli attacchi di panico ed in generale le manifestazioni legate all’ansia: il caldo e gli altri fenomeni meteorologici, come l’afa e l’umidità, hanno la capacità di aumentare ed accelerare le sensazioni considerate precursori degli attacchi di panico come, ad esempio, la difficoltà a respirare, le sensazioni di sbandamento, debolezza capogiri o testa vuota che fanno preludere alla perdita di controllo, la sudorazione, l’affanno o la tachicardia che possono essere interpretate come problematiche cardiovascolari.

Le alte temperature, l’umidità, l’afa e l’inquinamento, specie nelle grandi città, possono favorire fenomeni di depersonalizzazione o derealizzazione dando vita a quella catena di interpretazioni che innesca, seguendo il modello di Clark, il circolo vizioso dell’ansia fino a sfociare in veri e propri attacchi di panico. L’esperienza comune dell’asfalto surriscaldato che sembra quasi squagliarsi, rappresenta un buon esempio di come questi fenomeni atmosferici possono causare tutta una serie di manifestazioni che possono essere interpretate come minaccie per la propria salute psico-fisica. Non dimentichiamo  che in estate, con il caldo,  l’afa e l’umidità aumentano i tassi di anidrite carbonica CO2 che, come è risaputo, ha un ruolo rilevante negli inneschi degli  attacchi di panico e nei disturbi d’ansia in generale.

Ovviamente, per le persone non predisposte ai disturbi d’ansia o agli attacchi di panico l’aumento di queste sensazioni “fastidiose” provocate dal caldo e da altri fenomeni meteorologici  rappresentano  solo fattori sgradevoli o di  disturbo,  ma difficilmente si attribuisce alle stesse  un significato catastrofico o di minaccia. Al contrario, persone predisposte che manifestano una intensa risposta di allarme in relazione alle sensazioni somatiche reagiranno con preoccupazione mettendo in atto tutta una serie di dinamiche che contribuiscono ad aggravare la problematica.

Queste persone manifestano una marcata ansia anticipatoria rispetto al clima che li attenderà ( ad esempio, prestano particolare attenzione alle previsioni metrologiche) e alle possibili conseguenze minacciose che questo comporta. Persone con questa “vulnerabilità” hanno una spiccata tendenza ad essere assorbiti dai propri stati interni nel tentativo (infruttuoso) di controllare la eventuale presenza di sensazioni che possono far presagire un pericolo o una minaccia per la propria salute; questo continuo scannerizzare il proprio corpo ( body cheek) paradossalmente aumenta la probabilità di selezionare ( attenzione selettiva)  sensazioni che, con ogni probabilità, verranno interpretate come segnale di uno stato di minaccia, innescando, a circolo vizioso le dinamiche descritte da Clark.

Le alte temperature, il caldo, l’umidità e l’afa, aumentando  ed esaltando queste sensazioni minacciose ( debolezza, sudorazione, fame d’aria, sbandamento, tachicardia etc.) costituiscono fattori di rischio per le persone già predisposte. La messa in atto di evitamenti e comportamenti protettivi ( ad esempio, evitare di prendere la metropolitana, frequentare luoghi affollati o mezzi pubblici etc.)  impedisce a queste persone di smentire l’ipotesi catastrofica circa la pericolosità di queste sensazioni confermando sempre le previsioni infauste. La presenza di fattori stressanti come la stanchezza ( si aspetta di andare in vacanza dopo tanti mesi di lavoro) o l’insonnia dovuta al caldo possono contribuire a rendere gli attacchi di panico e i disturbi d’ansia in generale  ancora più marcati.

Considerata queste breve descrizione, appare utile, per chi predisposto o sofferente rispetto alla correlazione tra fenomeni climatici e disturbi d’ansia,  poter intraprendere un percorso psicoterapico in grado di ristrutturare le credenze rispetto alla minacciosità delle sensazioni somatiche provocate dal caldo.
La psicoterapia cognitivo comportamentale è considerata la terapia più efficace per curare gli attacchi di panico egli altri disturbi d’ansia, questo modello, attraverso tutta una serie di strategie evidence based e in grado, in un periodo relativamente breve, di ristrutturare le credenze circa la minacciosità delle sensazioni somatiche che sono interpretate come  i precursori dell’attacco di  panico. Uno degli obiettivi  della terapia  consiste,  attraverso l’implementazioni delle strategie più adatte, nel de-catastrofizzare le sensazioni somatiche temute demolendo il significato di minaccia che in genere il panicoso gli attribuisce. Soffri di Attacchi di Panico? Richiedi una Consulenza, anche Online, al Dr Gaspare Costa - Scopri le cure più efficaci per gli Attacchi di Panico

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