Attacchi di Panico in Gravidanza: Sintomi, Cause e Cura - - Dr Gaspare Costa - 340/7852422 - Psicologo - Psicoterapeuta

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Gli Attacchi di Panico in Gravidanza: Sintomi, Cause e Cura

a cura del Dr Gaspare Costa


Come si manifestano gli attacchi di panico in gravidanza?

Gli attacchi  di panico in gravidanza possono rappresentare un notevole problema che può complicare una delle fasi più delicate per la vita di una donna: ovvero quello di diventare mamma;   l'importanza che questo evento assume sia  in termini di trasformazioni simboliche che di cambiamenti concreti che richiedono l'assunzione di nuove responsabiltà possono traformare la normale ansia in veri e propri attacchi di panico  la cui sintomatologia  può manifestarsi in  fame d'aria, tremori, palpitazioni, sbandamento, tachicardia, derealizzazzione, depersonalizzazione che possono  far temere scenari  catastrofici  ed imminenti  come l'infarto, lo svenimento, la paura di perdere il controllo o, addirittura, la morte.

Gli attacchi di panico costituiscono un esperienza angosciante, se non di vero e proprio terrore, che in gravidanza possono assumere  una connotazione ancora più drammatica considerando che la futura mamma, oltre a temere per la propria incolumità, si preoccupa per la salute del nascituro; una breve descrizione di un caso clinco aiuterà a comprendere meglio l'argomento.

Eva è una donna di 34 anni, sposata da quattro anni con Luca, lavora come impiegata,  in passato a sofferto di attacchi di panico che ha  "tamponato"   con l'assunzione di psicofarmaci, attualmente è al quarto mese di gravidanza e tutto sembra procedere bene anche se dice di sentirsi ansiosa a causa di problemi economici e dissidi con la famiglia del marito; da qualche giorno si sente più stanca forse per via del caldo estivo e dell'afa ma tutto sembra sotto controllo.

La situazione di Eva precipita  quando, improvvisamente,  si sveglia nel cuore della notte con il cuore in gola, la sensazione  di soffocare, avverte vampate di calore in tutto il corpo e un senso di costrizione al petto, il cuore sembra scoppiare ed Eva, terrorizzata, teme di essere sotto infarto, con le ultime forze chiama il marito mentre l'ultimo pensiero è rivolto alla salute del bimbo che porta in grembo, si ritrova al pronto soccorso dove, dopo gli accertamenti del caso,  le diagnosticano un attacco di panico e le consigliano delle "goccine" al bisogno.
Da quell'episodio la vita di  Eva subisce un cambiamento drammatico, ella ha sempre paura che l'attacco di panico possa ripresentarsi, ha iniziato ad evitare di uscire da sola, ogni sensazione che arriva dal suo corpo è prontamente monitorata ed interpretata in senso catastrofico, spesso si sofferma a monitorare i battiti del proprio cuore per rassicurarsi che tutto funziona bene,  è preoccupata per la salute del bimbo che porta in grembo poichè teme che gli attacchi di panico in gravidanza possano dannegiarlo, quando è costretta a prendere qualche "goccina" si sente in colpa ("una madre di merda egoista")  poichè teme possa dannegiare il feto. Gli attacchi di panico in gravidanza,  se non curati,  si possono cronicizzare molto presto a causa delle credenze disfunzionali legati ad essi ( infarto, impazzimento, perdita di controllo, svenimento, morte)  alcune donne non escono più di casa mentre altre limitano la propria autonomia compromettendo significativamente la qualità della loro vita.

Quali sono le cause degli attacchi di panico in gravidanza?

La gravidanza rappresenta un evento delicato che comporta sia la  ristrutturazione di ruoli ed equilibri interpersonali, da figlia si diventa madre, che cambiamenti concreti che necessitano l’assunzione di nuove responsabilità; in sostanza, anche se desiderata la gravidanza può rappresentare un fonte di stress il cui impatto può variare da donna a donna in relazione a diversi fattori (le condizioni socio-economiche, il rapporto con il partner, il fatto che sia stata ricercata o, al contrario, inaspettata, la credenza di poter essere o non essere una buona mamma etc.) che può comportare la presenza di un ansia eccessiva.

Tra i fattori che concorrono a causare gli attacchi di panico in gravidanza troviamo la predisposizione biologica all'ansia, lo scompenso ormonale e  lo stress inteso sia come eventi avversivi (paura del parto, preoccupazione  per la salute del nascituro, malesseri fisici tipici della gravidanza etc.)  che come transizione di ruolo è aumento della responsabilità percepita (riuscirò ad essere una buona mamma?).

Secondo il modello cognitivo comportamentale (Clark) l’attacco di panico è il frutto dell’interpretazione  catastrofica di sensazioni somatiche, innocue e transitorie, associate all’ansia; in altre parole, “sintomi” come la tachicardia, la sudorazione,  il senso di costrizione,  la “fame d’aria”, sensazioni di sbandamento etc.  verrebbero associate a catastrofi gravi ed imminenti come  l’infarto, lo svenimento, la perdita di controllo o, addirittura, la morte generando tutta una serie reazioni psico-fisiche di allarme (risposta di attacco-fuga) che, a circolo vizioso, amplificando e producendo nuove sensazioni conducono all’attacco di panico.

La “sensibilità  (Anxiety Sensitivity) alle sensazioni somatiche in termini di pericolosità è una caratteristica temperamentale che predispone gli individui a  manifestare disturbi legati all’ansia e agli attacchi di panico, ciò non vuol dire che essi manifesteraranno sicuramente questi disturbi ma solamente  che avranno una maggior probabilità di ammalarsi in seguito a particolari situazioni di vita  o alla presenza di eventi stressanti.

In gravidanza  vi è un aumento di disponibilità di queste sensazioni  per la presenza degli ormoni  (la gonadotropina, il progesterone, gli estrogeni e la prolattina) che apportano cambiamenti fisici ed emotivi che nelle future mamme predisposte possono essere interpretate come segnali di una catastrofe imminente ed innescare, in questo modo, il circolo vizioso che condurra all'ascalation dell'ansia;  "sintomi" assolutamente normali in gravidanza come la nausea,  il mal di schiena,  la  stanchezza e i capogiri possono essere letti come i precursori che anticipano uno svenimento, la perdita di controllo un infarto o, addirittura, la morte.

Gli attacchi di panico in gravidanza spesso sono legati alla presenza di stress e quindi all'aumento di ansia in circolo che facilita la disponibilità di sensazioni,  il fatto che la  futura mamma viva la propria gravidanza felicemente non esclude che sia comunque un evento stressante  che comporta notevoli  trasformazioni sia sul piano corporeo che psicologico. La percezione e gli effetti dello stress in gravidanza varia da donna a donna e  può dipendere sia da fattori soggettivi come la predisposizione all'ansia che da fattori ambiantali ed affettivi come la condizione economica, il rapporto con il partner, la desiderabilità della gravidanza, la presenza di altri figli, il sostegno affettivo dei familiari, la preoccupazione per la salute del bambino, la paura del parto e molte altre situazioni.

Generalmente, donne apprensive  con elevata ansia di tratto sono più suscettibili agli effetti dello stress anche se gli attacchi di panico si possono presentare  a "ciel sereno" in individui apparentemente  sicuri;  lo stress, come riferito in precedenza,  non sempre è legato ad eventi avversivi (lutti, licenziamenti, malattie, disagio economico etc.) ma può presentarsi anche a seguito di situazioni considerate positive (matrimonio, gravidanza, promozione lavorativa etc,) che comportano  la ri-organizzazione della propria vita. La gravidanza può sicuramente rientrare in questo tipo di stress poichè la futura mamma è chiamata ad una importante "transizione di ruolo" che può associarsi all'aumento della responsabilità percepita ( "sarò in grado di essere una buona mamma? sarò all'altezza di...?) e quindi di maggior ansia.

Sintetizzando, la causa degli attacchi di panico in gravidanza è  il frutto dell'interazione di più fattori come la predisposione temperamentale all' ansia, la tendenza ad allarmarsi eccessivamente  per sensazioni somatiche innocue e transitorie, la presenza di stress,  il ruolo giocato dagli ormoni.
Gli attacchi di panico in gravidanza sono rischiosi per il feto ?

Una delle domande più frequenti che le future mamme si pongono è " gli attacchi di panico possono dannegiare il feto"?  oppure  "mio figlio soffrirà di attacchi di panico?" La risposta alla prima domanda è rassicurante poichè la lettura scientifica non riporta dati che possano far pensare ad un impatto negativo sul feto; il discorso appare più complesso   se si cerca di  valutare la possibile influenza dello stato affettivo della futura mamma sulla  qualità della gravidanza. Considerando che moltissime ricerche dimostrano che il rapporto madre bambino esiste prima del parto è lecito chiedersi se e come una condizione di ansia cronica possa disturbare questa prima è fondamentale relazione. I bambini nati da mamme che manifestano attacchi di panico non sono "condannati" a soffrire dello stesso disturbo, al massimo erediteranno una "vulnerabilità" all'ansia che può,  in particolari situazioni stressanti,  aumentare la probabilità di manifestare un disturbo legato all'ansia tra i quali rientano gli attacchi di panico.

Come curare gli attacchi di panico in gravidanza?

La cura degli attacchi di panico in gravidanza può essere complicata dal fatto che l'uso degli psicofarmaci, specie nel primo trimestre, se non apertamente sconsigliati per le possibili conseguenze sul feto, vannomoderati e, in ogni caso,  assunti sotto la stretta supervisione del medico; spesso,  anche dinnanzi alle rassicurazioni mediche, le future mamme vivono l'assunzione degli psicofarmaci (efexor, EN, xanax, paroxetina etc.) con sensi di colpa e vergogna per i possibili rischi che possono causare al feto, possono sentirsi egoiste, inadeguate o pensare che il loro bambino non sarà normale.

Donne con storie di attacchi di panico trattate con psicofarmaci, pur  desiderando la maternità, tendono a procrastinare  mentre altre rinunciano a malincuore basandosi sulla convinzione (errata!) che gli attacchi di panico sono incopatibili con la gravidanza; l'atteggiamento più saggio per le donne che soffrono di attacchi di panico in trattamento farmacologico è quello di pianificare il periodo in cui rimanere incinta in modo tale di poter sostituire gli psicofarmaci con la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale che, nella stragante maggioranza dei casi,  garantisce ottimi risultati se non addirittura la remissione degli attacchi di panico in totale  sicurezza per il feto.

Gli attacchi di panico in gravidanza possono essere quindi curati con la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (CBT) che rappresenta una soluzione assolutamente efficace come dimostrano i dati della letteratura scientifica ( American Psychiatric Assosesion ) che considerano la CBT come il trattamento d'elezione per la cura dei disturbi d'ansia.

La CBT rappresenta  un ottimo rimedio  anche in quei casi particolarmente  difficili  in cui il farmaco si rende necessario integrando la terapia farmacologica   con strategie di rilassamento (Respirazione Diaframmatica,  Rilassamento Muscolare Progressvo, Rilasammento Isometrico etc.) rendendo meno necessario l'uso di farmaci potenzialmente pericolosi per il feto come le benzodiziapine (EN, Xanas, Valium,  Tavor etc.).

Nella cura degli attacchi di panico in gravidanza la CBT si serve sia delle strategie classiche come la  Psicoeducazione, la Ristrutturazione Cognitiva, le Esposizioni Enterocettive, le Esposizioni in Vivo che delle "moderne" tecniche derivate dall'ACT e dalla Mindfulness che consentono ottimi risultati anche senza l'aiuto degli psicofarmaci.

La Terapia Cognitivo Comportamentale presenta notevoli vantaggi rispetto ai farmaci come il minor tasso di  ricadute dopo la sospensione della terapia, l'assenza di effetti collaterali che, in condizioni particolari come la gravidanza,  possono rappresentare un rischio per il feto  in grado di produrre effetti  negativi ( sensi di colpa, vergogna, inadeguatezza) anche sulla futura mamma con l'esito di compromettere  uno degli eventi più straordinari del ciclo di vita.

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Dr Gaspare Costa
 
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