Attacchi di Panico alla Guida: Sintomi, Cause e Cura - Dr Gaspare Costa - 340/7852422 - Psicologo - Psicoterapeuta

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L'Attacco di Panico alla Guida:  Sintomi, Cause e Cura

a cura del Dr Gaspare Costa

Il presente articolo, prendendo spunto da una delle modalità con cui l’attacco di panico può presentarsi, ovvero l’attacco di panico in autostrada o, più in generale ,alla guida, si prefigge di descrivere l’esordio, le manifestazioni sintomatiche, i fattori di mantenimento e la cura inerenti le problematiche panicose. Un caso clinico illustrerà i vari fattori che concorrono  nelle manifestazioni  dell’attacco di panico alla guida.

Descrizione degli attacchi di panico

L’attacco di panico si presenta come un intenso e passeggero stato d’ansia, in genere la durata di  un attacco di panico  si aggira intorno ai 10 - 15 minuti,   a cui si accompagnano vissuti drammatici e catastrofici che fanno temere alla persona che lo subisce  la morte imminente, la sensazione di poter perdere il  controllo  o di impazzire. I principali sintomi che si accompagnano all’attacco di panico riguardano palpitazioni o tachicardia, sudorazione, tremori, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore al petto ( frequentemente l’attacco di panico viene scambiato per un infarto), nausea o disturbi addominali, sensazioni di sbandamento, instabilità o svenimento ( lo svenimento vero e proprio è un evento alquanto raro), derealizzazione o depersonalizzazione( ovvero la sensazione che l’ambiente circostante o il proprio corpo assumono contorni strani ed inusuali come se non appartenessero alla persona o vissute come in un sogno), parestesie (sensazioni di torpore o formicolio), brividi o vampate di calore.
Contesi d'esordio: l'Attacco di Panico alla Guida

Per quanto riguarda il contesto d’esordio, sembrano esserci delle situazioni in cui la “crisi di panico” esordisce con una maggiore frequenza, questi contesti comuni riguardano i mezzi pubblici, i luoghi affollati, quali ad esempio la  fila al supermercato, la guida in autostrada (  oggetto del presente articolo), i luoghi aperti quali piazze, strade, stadi o chiusi come cinema, negozi, metropolitane etc. Il contesto del primo attacco di panico è di fondamentale importanza poiché la persona, pur di scongiurare altri attacchi di panico “situazionali”, imparerà presto ad evitare tutte quelle occasioni o situazioni che reputa particolarmente pericolose innescando, in questo modo, quella serie di circoli viziosi che contribuiscono ad alimentare e a mantenere il Disturbo di Panico.

Un breve esempio clinico ci aiuterà ad illustrare i fattori di innesco, le manifestazioni e i fattori di mantenimento degli attacchi di panico alla guida. Giulio, 38 anni,  Ingegnere edile, da sempre è stato considerato dagli amici e dai colleghi  una persona brillante, intraprendente,   forse un po’ troppo meticolosa ed emotivamente distaccata  ma in grado  di portare a termine qualsiasi iniziativa in cui si cimentava. Giulio sembra “invulnerabile” anche quando stress emotivi intensi come il lutto per la morte del padre, il trasferimento in un'altra città per motivi di lavoro e l’interruzione del rapporto decennale con la fidanzata  si accavallano nel giro di qualche mese; egli non sembra accusare i colpi ne manifestare emozioni di vulnerabilità, debolezza, depressione o ansia.

Tutto sembra scorrere normalmente finche una sera, mentre stava guidando in autostrada, Giulio inizia a sperimentare un ansia crescente, il cuore comincia a battere più velocemente, inizia a percepire le altre macchine in maniera strana,  come se gli venissero addosso e, nello stesso tempo, si accorge che la consueta  lucidità che lo ha sempre contraddistinto viene meno e tutto diventa più sfumato e confuso; in sostanza percepisce che qualcosa di brutto  sta accadendo e si rende conto di non avere più la consueta padronanza del mezzo, il pensiero di poter perdere il controllo e schiantarsi si fa sempre più minaccioso e realistico.

Questa consapevolezza di “impotenza” e di imminente catastrofe aumenta l’ansia che, di conseguenza, accentua i sintomi iniziali (aumenta la tachicardia fino a temere l’infarto,  mentre tremori, sudorazione e vampate possono fare la loro comparsa; sul piano cognitivo, si intensificano le sensazioni di instabilità o sbandamento a cui  si associano fenomeni di derealizzazione  e/o depersonalizzazione che possono produrre effetti percettivi allarmanti ( ad esempio la persona può avere la sensazione che le macchine le vengono addosso, oppure può avere l’impressione di non controllare, come se non gli appartenessero, parti del proprio corpo come, ad esempio, le mani che reggono il volante) che, confermando l’interpretazione catastrofica, innescano la crisi di panico mentre si guida.


Fattori di Mantenimento del Panico alla Guida

Questa breve descrizione dell’esperienza di Giulio  ci aiuta a spiegare la ragione dei comportamenti di evitamento che di solito fanno la loro comparsa subito dopo il primo attacco di panico; se proviamo ad immaginare il terrore per la catastrofe sfiorata (nell’esempio descritto, Giulio ha temuto di poter perdere il controllo e quindi schiantarsi o rendersi pericoloso per la sicurezza degli altri) ci sembra “ragionevole” interpretare il comportamento di evitamento come “razionale”:  “se non guido più in autostrada evito di rischiare l’attacco di panico e quindi di mettere a repentaglio la mia vita e quella degli altri”.

L'evitamento infatti ha la capacità di ridurre, almeno  temporaneamente, l’ansia facendo sentire la persona più tranquilla. Se è vero che l’evitamento è spiegabile (evito disastri) e rinforzato ( riduco l’ansia, evito l’attacco di panico) è altrettanto vero che esso comporta dei costi sempre più importanti  sia in termini di qualità della vita che di valutazione di se stessi  (anche in termini di autostima) e, cosa più importante, costituisce un importante fattore di mantenimento del disturbo di panico.

Per comprendere gli effetti dell’evitamento riprendiamo l’esempio dell’attacco di panico in autostrada di Giulio e, dopo aver sottolineato i “vantaggi”, cercheremo di analizzare gli svantaggi o costi dell’evitamento: in primo luogo è chiaro che l’evitamento riduce l’autonomia, e logico pensare che se Giulio rinuncia a guidare perderà  la possibilità di “movimento” con gravi ripercussioni sulla qualità della sua vita ( pensate al lavoro, alla possibilità di viaggiare, alla rappresentazione di se stesso come autonomo ed intraprendente etc.) che diventerà sempre più dipendente ( dipendenza dei mezzi pubblici o dagli altri), questa situazioni diverrà tanto più grave quanto più l’evitamento sarà generalizzato alle situazioni che ricordano il primo attacco di panico ( ad esempio l’evitamento può inizialmente riguardare la guida in autostrada per poi estendersi alle altre strade fino al punto di rinunciare completamente a guidare) nel qual caso la persona inizierà a pagare dei “costi” sempre più alti. Il processo di generalizzazione dell’evitamento è abbastanza comune nel disturbo di panico è, specie nei casi  in cui è complicato da agorafobia, può limitare seriamente l’autonomia  di chi è affetto dal disturbo.

Un altro importante costo pagato all’evitamento è costituito dal cosiddetto problema secondario che spesso sopraggiunge agli attacchi di panico. Il problema secondario può essere definito come il problema di avere un problema; seguendo il nostro esempio dell’attacco di panico alla guida in autostrada, possiamo formulare il problema secondario come  le valutazioni negative di Giulio per il fatto di avere  un problema di  panico; queste valutazioni negative possono, ad esempio, riguardare credenze del tipo:” non tornerò più ad essere la persona di prima, gli attacchi di panico mi stanno rovinando la vita, mi sento debole e incapace di gestire la mia vita”. Queste valutazione di se stessi come “difettati”  spesso si accompagnano a depressione, scarsa autostima, ansia generalizzata con conseguenti risvolti negativi in ambito lavorativo, affettivo e delle relazioni sociali.

Una terza implicazione dell’evitamento, come strategia utilizzata per prevenire gli attacchi di panico,  concerne il suo importante ruolo come fattore di mantenimento del problema; utilizzando il nostro consueto esempio dell’attacco di panico in autostrada possiamo illustrare tale effetto: Giulio cercherà di sottrarsi all’esperienza angosciosa del panico evitando tutte quelle situazioni che reputa pericolose per l’innesco degli attacchi di panico( rinuncia a guidare); il comportamento di evitamento effettivamente riduce l’ansia è, cosa ancora più importante ai fini del mantenimento del panico, impedisce di smentire l’ipotesi catastrofica associata alla guida in autostrada ( se guido mi viene l’attacco di panico), in tal modo il disturbo si cronicizza  poiché risulta impossibile smentire l’ipotesi catastrofica che sta alla base dell’disturbo e dell’attacco di panico alla guida.

La Cura degli Attacchi di Panico  

Di seguito verrà riportata una breve linea guida dell’approccio della psicoterapia cognitivo comportamentale alla cura degli attacchi di panico:

  • Ricostruzione dell’evoluzione del disturbo ( in sede di assessment va indagato l’esordio del disturbo fino ad arrivare ad una minuziosa descrizione dello stato del momento; elaborazione del contratto terapeutico il cui contenuto deve prevedere gli obiettivi condivisi, le regole generali della terapia ed accordi di altra natura ( pagamento, durata della seduta, homwork etc.)

  • A partire dalla disamina degli episodi di “panico” più recenti  va ricostruito lo schema del funzionamento del disturbo; attraverso questa procedura è possibile condividere con il paziente informazioni circa i fattori che innescano e mantengono gli attacchi di panico. Lo schema rappresenta una specie di “mappa” che può orientare la persona  a capire quello che gli sta succedendo nel corso di un attacco di panico, in questo modo lo schema ha anche la funzione di “normalizzare”  un esperienza, l’attacco di panico, che oltre ha essere vissuta con terrore viene spesso interpretata come la  prova di un imminente follia ( la valutazione di sé come non normale, vicino alla perdita di controllo, spesso aggrava la sintomatologia e i vissuti depressivi del panicoso).

  • Individuazione delle credenze errate che innescano l’escalation del panico e messa in discussione delle stesse ( ad esempio, la convinzione che la tachicardia sia il segno di un imminente infarto o che la confusione mentale sia la prova della follia)

  • Acquisizione di competenze e tecniche  finalizzate a migliorare la gestione dell’ansia (respiro lento, rilassamento muscolare progressivo etc.)

  • esposizione graduale agli stimoli ritenuti pericolosi ( tutti i pensieri, le situazioni e le occasioni in grado di innescare un attacco di panico e quindi tendenzialmente evitati dall’individuo); le esposizione possono riguardare luoghi e/o situazioni (ad esempio, fare la coda in un supermercato,  prendere i mezzi pubblici o l’auto, recarsi in specifici posti etc.) o sensazioni somatiche ( questa forma di esposizione consiste nel ricreare quelle stesse sensazioni (innocue) che spesso, venendo interpretate erroneamente, innescano l’attacco di panico, lo scopo di queste esposizioni “interne” è quello di decatastrofizzare normali sensazioni somatiche prodotte dall’ansia: tachicardia, sudorazione, vertigini, vampate, confusione etc.)

  • prevenzione delle ricadute
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