Curare le Ossessioni con la Mindfulness - Le Nuove Cure per il DOC - Dr Gaspare Costa, Psicologo - Psicoterapeuta Specialista in Attacchi di Panico e DOC -

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Disturbo Ossessivo > DOC: 3° Generazione
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Curare il DOC con la Mindfulness
a cura del Dr Gaspare Costa

Negli ultimi anni, alle cure psicoterapiche tradizionali di matrice cognitivo comportamentale  per il Disturbo Ossessivo Compulsivo si sono aggiunte, o meglio integrate, approcci come l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) e la Mindfulness che rientrano nella cosiddetta terapia cognitivo comportamentale di terza generazione. In un precedente articolo avevamo  esaminato il razionale e l’utilità di integrare all’approccio  classico della terapia del DOC alcune assunti dell’ACT ( vedi articolo) mentre in questo ci soffermeremo su come la mindfulness possa rappresentare un ulteriore risorsa nella cura del disturbo ossessivo compulsivo. Il presupposto che ci induce a pensare ad un contributo significativo della mindfulness alla terapia del DOC risiede, secondo il mio parere, proprio nel  fatto che gli individui affetti da ossessioni e compulsioni attribuiscono un eccessivo significato ai contenuti mentali.

La ricerca mette sempre più in evidenza come gli individui destinati a sviluppare il Disturbo Ossessivo Compulsivo non si differenziano per la natura dei contenuti mentali, la straganza maggioranza degli esseri umani sperimenta occasionalmente pensieri bizzarri senza che questi diventino ossessioni, ma per l’eccessivo significato che essi attribuiscono a tali contenuti. In altre parole, le persone affette da DOC sembrano aver una particolare difficoltà a valutare i pensieri e gli altri contenuti mentali  per quello che sono, produzioni cognitive transitorie, ma tendono a percepirli come fatti o profezie (“se ho il pensiero di far del male a qualcuno, allora vuol dire che sono cattivo e che forse potrei farlo, anzi mi sento come se lo avessi fatto”), dall’attribuzione di questo significato ne consegue il bisogno di liberarsene attraverso strategie di soppressione o il contenimento dell’ansia mediante l’emissioni di rituali compulsivi.

Il concetto di mindfulness affonda le sue radici nella millenaria tradizione  buddista contemplativa e, sostanzialmente, descrive uno stato di attenzione consapevole che favorisce una visione più "funzionale" dei contenuti mentali che la nostra mente continuamente ci propone. In sostanza,  la mindfulness si propone di riconoscere la modalità tipica con cui la nostra mente abitualmente funziona trascinandoci continuamente nel passato o nel futuro con fare giudicante e critico e allo stesso tempo  aumentare l'attenzione consapevole ne qui e ora promuovendo un atteggiamento non giudicante, gentile, compassionevole, aperto e curioso.
E' chiaro che questa abilità, sviluppata attraverso esercizi strutturati di meditazione, possa rappresentare un notevole beneficio nella cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo considerando che l'"identificazione" con i contenuti mentali rappresenta una delle caratteristiche salienti del disturbo. L'assunzione di un atteggiamento più "aperto" ed accettante nei confronti dei  propri contenuti mentali può far assumere alle ossessioni e alle compulsioni un significato più funzionale.

Jon Kabat Zinn, il pioniere che ha utilizzato il concetto e le strategie di mindfulness inserendoli all'interno di protocolli clinici  moderni e verificabili per un gran numero di problematiche fisiche e psicopatologiche,  ha definito la mindfulness come “il processo di prestare attenzione in modo particolare: intenzionalmente,in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza nel presente momento dopo momento”(Kabat-Zinn 1994, p.16).

Sempre Kabat Zinn suggerisce come l'assunzione di un atteggiamento mindfulness del momento presente necessiti di un atteggiamento non giudicante, compassionevole, gentile, aperto, curioso ed accettante (Rainone ,Cognitivismo Clinico (2012) 9, 2, 135-150 ). L'addestramento alla mindfulness consente di avere una visione più decentrata rispetto ai propri contenuti mentali facilitando la transizione degli stessi. Ricordiamo che la sofferenza è amplificata  dalla fusione  tra il contenitore (il Sè trascendente) ed il  contenuto (pensieri, emozioni, immagini etc.) nel senso che la persona può identificarsi con un pensiero ed esperire emozioni coerenti con lo stesso; se ad esempio, la persona si identifica con il pensiero "sono un fallito" annullando di fatto la distanza tra il Sé ed un contenuto mentale, molto probabilmente proverà emozioni sgradevoli come la depressione e/o l'autosvalutazione.

L'atteggiamento mindfulness è un "abilità" che va coltivata attraverso l'utilizzo sistematico di strumenti di meditazione. L'incremento dell'attenzione consapevole nel qui e ora, l'atteggiamento  di aperta curiosità non giudicante nei confronti dei contenuti mentali che promuovono le defusione è, quiondi,  una maggior consapevolezza richiedono l'utilizzo di strategie meditative finalizzate a modificare l'assetto di "pilota automantico " con cui abitualmente  la nostra mente funziona. Il concetto di Mindfulness è imprescindibile dalla meditazione sia che ci riferisca all'antica tradizione buddista  che all'applicazione dei moderni protocolli basati su mindfulness come la Riduzione dello Stress Basato sulla Mindfulness (RSBM) di Kabat-Zinn (1990) e la Terapia Cognitiva Basata sulla Mindfulness (TCBM) di Segal, Williams e Teasdale (2002)(Rainone ,Cognitivismo Clinico (2012) 9, 2, 135-150 ). In genere, si distingono due tipi di meditazione:
Le modalità di meditazione formale consistono, principalmente, in "esercizi guidati"che richiedono un ambiente ben strutturato. Nei moderni protocolli basati su mindfulness le principali tecniche utilizzate sono:
• La meditazione seduta
Il body scan
• l’Hatha yoga
• La meditazione camminata

La meditazione seduta consiste nel dirigere  l'attenzione consapevole, in modo aperto, curioso ed accettante, sul respiro o su altre sensazioni provenienti dal nostro corpo come, ad esempio, le sensazioni che provengono dalle zone di contatto di parti del corpo con la superficie.  La consegna che viene data, apparentemente semplice, consiste nel dirigere l'attenzione consapevole, ad esempio sul respiro, e di riportarla tutte le volte che la mente ci distrae con il suo chiacchiericcio (pensieri, immagini, ricordi, cose da fare etc.). In altre parole, l'attenzione consapevole sul respiro viene subito ostacolata dal vagare della nostra mente che ci distrae dal compito. Il cuore della meditazione consiste in questo: prendere atto di quando la mente ci distrae dal esercizio e riportare l'attenzione sul respiro. Questo processo, durante la meditazione, avviene numerose volte ed è del tutto normale perche la nostra mente funziona in questo modo; ogni volta che la mente ci distrae bisogna prenderne atto e gentilmente, in maniera aperta e  non giudicante, riportare la nostra attenzione consapevole sul respiro.
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Il body scan  è un tipo di meditazione che consiste nel dirigere l'attenzione consapevole sulle sensazioni che si generano nel nostro corpo; anche in questo tipo di meditazione l'atteggiamento da assumere è quello di apertura, accettazione e gentilezza. L’Hatha Yoga consiste nel dirigere intenzionalmente l'attenzione sul respiro e su particolari posture con atteggiamento non giudicante, gentile e aperto.La meditazione camminata consiste nel focalizzare intenzionalmente  l'attenzione sulle sensazioni che derivano dal contatto con le piante dei piedi con la superficie mentre si cammina in un certo spazio.

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La meditazione informale, consiste nell'assumere un atteggiamento mindfulness nella vita di tutti i giorni; ovvero fare le cose che abitualmente facciamo (camminare, vestirsi, mangiare, lavarsi etc.) con consapevolezza, prestando attenzione alle sensazioni e rimanendo presenti a noi stessi.

Probabilmente, la ricerca futura consoliderare l'approccio meditativo mindfulness nella cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo come valida alternativa o integrazione ai trattamenti  psicoterapici tradizionali di matrice cognitivo comportamentale come l'Esposizione con Prevenzione della Risposta ( EPR) riducendone  ulteriormenti i limini ( abbandono della terapia, difficolta' a ricreare la gerarchia degli stimoli in ambulatorio, limiti con le ossessioni pure etc.) ed aumentandone l'efficacia.

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