DOC: Nuove Cure -Cura - Disturbo Ossessivo Compulsivo - - Dr Gaspare Costa, Psicologo - Psicoterapeuta Specialista in Attacchi di Panico e DOC -

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Disturbo Ossessivo
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Disturbo Ossessivo Compulsivo: Nuove Cure

a cura del Dr Gaspare Costa


Applicare i principi ACT al DOC

L’ Acceptance and Commitment Therapy (ACT; Hayes, Strosahl, e Wilson, 1999) applicata agli adulti con disturbo ossessivo compulsivo sta riscuotendo un notevole successo come nuova cura. L’ACT non si propone, a differenza di altri approcci, la riduzione delle ossessioni e/o compulsioni come obiettivo primario del trattamento, in un certo senso la sua applicazione è contro intuitiva poiché il nucleo centrale del suo intervento risiede nell’aumentare la “disponibilità” del paziente ad “accettare” le ossessioni e le compulsioni e ha promuovere comportamenti  funzionali e congrui con gli obiettivi e i valori autentici della persona.
In questo ottica, i processi dell’ACT come l’accettazione, l’individuazione dei valori autentici e l’azione impegnata vengono utilizzati per promuovere la disponibilità dei soggetti a sperimentare le ossessioni e quindi l’ansia (ACT; Hayes, Strosahl, e Wilson, 1999).

Il focus della strategia terapeutica non è quindi indirizzata alla riduzione dei sintomi, anche se questo spesso rappresenta un piacevole effetto secondario, bensì quello di promuovere l’accettazione delle esperienze emozionali avversive  e, nello stesso tempo, incoraggiare comportamenti coerenti con i valori autentici (Hannan & Tolin, 2005). In sostanza, L’ACT teorizza un diverso modo di concepire l’esposizione che assume un significato più ampio rispetto alla tradizionale terapia cognitivo comportamentale.

Nella CBT classica l’esposizione è utilizzata principalmente per interrompere l’associazione tra lo stimolo ansiogeno e l’ansia evocata, in definitiva i pazienti apprendono che è possibile decondizionare  la reazione d’ansia dallo stimolo che la innesca.Nell’ACT, in linea con la moderna ricerca sull’estinzione dell’ansia che pone l’accento più sull’incremento dei fattori conoscitivi che sul decondizionamento (ad esempio, Bouton, 2002; Bouton & Moody, 2004),  il concetto di esposizione è più articolato e mira ad incrementare, attraverso la disponibilità ad accettare le esperienze interne,   comportamenti  funzionali  al perseguimento dei valori autentici scelti.  L’evitamento, cosi come concepito dall’ACT, non è solo riferito a stimoli (situazioni/occasioni) concreti ma, a tutta quella gamma di esperienze private quali possono essere i pensieri e le emozioni sgradite. “L’evitamento esperienziale” (EA; Hayes, Wilson,

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Gifford, Follette, e Strosahl,1996), che ha come scopo di modificare la forma e/o la frequenza di stati interni avversivi, può assumere un forma passiva, nel qual caso la persona evita  tutti gli stimoli che possono innescare stati emozionali dolorosi, o attiva, come nel caso
del ricorso alle compulsioni per lenire l’ansia (Hannan & Tolin, 2005).   Appare ormai consolidato che i tentativi di modificare la frequenza e/o il contenuto delle ossessioni si associa ad un incremento dell’ansia e dei rituali.

L’applicazione dell’ACT alla cura del  disturbo ossessivo compulsivo potrebbe anche favorire  quelle che vengono considerate le caratteristiche cognitive peculiari su cui s’innesca il disturbo come, ad esempio, la tendenza ad attribuirsi un eccessiva responsabilità, il perfezionismo, l’intolleranza per l’incertezza (Hannan & Tolin, 2005; Tolin, 2009). In generale, l’applicazione dell’ACT alla cura del disturbo ossessivo compulsivo agirebbe in due direzioni: in prima istanza, la disponibilità ad accettare le ossessioni e le compulsioni,  incoraggiate attraverso tecniche di defusione,   avrebbe l’effetto di ridurre l’impatto delle ossessioni e delle compulsioni, identificate come prodotti della propria mente,  sulla vita del soggetto; l’identificazione di obiettivi e valori ritenuti importanti, seguite dall’azione impegnata  ( comportamenti) finalizzata a raggiungerli rappresenta l’aspetto comportamentale della terapia che ha l’obiettivo stimolare il soggetto a vivere,  nonostante la presenza della sofferenza,  un vita piena di significato.

Studi sull’ efficacia dell’ ACT nel disturbo ossessivo compulsivo

Le premesse relative alla possibile efficacia dei protocolli ACT nella cura del disturbo ossessivo compulsivo sono state confermate da  recenti studi sperimentali controllati che, seppur limitati, rappresentano dei primi tentativi di “formalizzare” l’utilità clinica di tale intervento. Lo studio più significativo è stato pubblicato da Twohig et al., ( 2010)  che ha confrontato l’efficacia di un protocollo ACT implementato  ad un gruppo di soggetti  ( N=79) con diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo con il Rilassamento Muscolare Progressivo. Lo studio prevedeva otto sedute di un ora ciascuna; le valutazioni, oltre al pre-trattamento  e  al post-trattamento, prevedevano una valutazione di follow-up a 3 mesi.  Lo studio,  oltre ad aver  incluso tutti i  tipi disturbo ossessivo compulsivo  ( accumulo, controllo, pulizia, etc.),

I dati del follow-up hanno fatto registrare una risposta clinica del  46-66%  per il gruppo ACT rispetto al 16-18% per  il gruppo Training di Rilassamento. Un  solo partecipante ha rifiutato  il trattamento ACT e  solo 5 soggetti su 41 (12%) del gruppo ACT hanno abbandonato lo studio. Inoltre, tutti i partecipanti  del gruppo ACT  hanno valutato positivamente  l’accettabilità del trattamento assegnando
un punteggio di 4 o superiore, in una scala di 5 punti,  dove 5 è il punteggio più alto (M = 4,38 nella condizione ACT rispetto a M = 3.68 nella condizione PRT).  Inoltre, i  soggetti trattati con protocollo ACT hanno fatto registrare una riduzione più marcata  dei sintomi depressivi  e un significativo miglioramento della qualità della vita.

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Nonostante la limitatezza dello studio, i dati riferiti alla “accettabilità” del trattamento rappresentano un importanti passo avanti nel miglioramento del trattamento del disturbo ossessivo compulsivo. Considerando che la terapia cognitivo comportamentale tradizionale, con implementazione dell’ERP,   paga un costo rilevante, in termini di drop-out , alla propria efficacia terapeutica l’integrazione di protocolli ACT , molto più accettabili, potrebbe migliorare ulteriormente l’intervento clinico nei soggetti con disturbo ossessivo compulsivo.

Se i dati della ricerca saranno confermati,  l’ACT potrebbe essere considerato un  intervento alternativo, se non addirittura di elezione, in tutti quei casi dove gli altri trattamenti hanno fallito. L’ACT sembra particolarmente indicata in tutti quei casi dove i soggetti hanno uno scarso controllo sulle proprie ossessioni e mostrano un altissima resistenza a liberarsene.

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