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Attacchi di Panico in Contesti Chiusi:  l'Esempio dell'Attacco di Panico al Cinema

a cura del Dr Gaspare Costa

Chi è affetto da problematiche legate all’ansia o ad attacchi di panico presenta sintomi che richiedono una cura efficace e scientificamente valida. Attualmente esistono diverse “soluzioni” di cura che approcciano i sintomi dell’ansia e degli attacchi di panico da prospettive differenti come, ad esempio, l’intervento psico-farmacologico e  le diverse forme di psicoterapia. Oltre alle terapie “ufficiali” esistono una miriade di rimedi e soluzioni che “garantiscono” la  guarigione  la cui efficacia e tutta da dimostrare.

In questa sede verrà brevemente illustrato l’approccio della psicoterapia cognitivo comportamentale alla cura degli attacchi di panico e dell’ansia in generale. In sintesi, gli attacchi di panico possono essere definiti come una intensa e transitoria crisi d’ansia che si manifesta con sintomi (vampate, torpore, senso di irrealtà, sbandamento, tachicardia, difficoltà respiratorie, dolore al petto, confusione, paura di perdere il controllo, di impazzire, avere un infarto, morire etc.) che lasciano la persona in uno stato di terrore e continua preoccupazione che la crisi di panico possa ripresentarsi.

Alcune persone hanno attacchi di panico sporadici mentre altre possono avere numerose crisi anche nell’arco della stessa giornata; allo stesso modo, alcuni tipi di attacchi di panico sono legati a particolare situazioni (file, luoghi chiusi, spazi aperti, mezzi pubblici, cinema etc.) mentre altri si presentano a “ciel sereno”, in maniera inaspettata e indipendentemente dal contesto.  Secondo l’approccio della psicoterapia cognitivo comportamentale standard (Weiss)  tra le cause che innescano l’attacco di panico vi sono lo stress, le caratteristiche della personalità e l’iperventilazione.
Il modello di Clark prevede che l’attacco di panico è causato dall’interpretazione catastrofica dei segnali generati dall’ansia. Secondo questo modello, le sensazioni dell’ansia, fisiche e cognitive, provocate da una situazione avvertita come “minacciosa” vengono interpretate come prova che qualcosa di brutto sta per succedere, ovvero che la situazione minacciosa è davvero pericolosa. Questa associazione tra situazione e sintomi dell’ansia  non fa altro che accrescere i livelli d’allarme finche l’ansia e le manifestazioni ad essa associati non divengono devastanti e le paure temute (infarto, pazzia, svenimento etc.) sembrano realizzarsi

Un esempio ci aiuterà a capire meglio il concetto,  immaginiamo una persona che si reca al cinema (l'esempio può essere esteso a diversi contesti chiusi come discoteche, feste, supermercati, mezzi pubblici etc.) in compagnia di amici  e, all’improvviso, durante la visione del film, inizia ad avvertire strane sensazioni: il respiro diventa affannoso, l’aria sembra mancare, il cuore batte velocemente come se stesse per scoppiare, i  suoni  e  le immagini  del film si fanno strani, confusi, indefiniti, cosi come le persone che le stanno accanto.

Queste sensazioni  sono accompagnate da ansia, angoscia, terrore per qualcosa di terribile che la persona teme possa succedere. Questi scenari catastrofici, tipici degli attacchi di panico, possono riguardare la paura  di poter perdere il controllo, mettere in atto comportamenti bizzarri come urlare o mettersi a correre per la sala,  compiere atti osceni, urinare o defecare,  dare segni di follia.

Nello stesso tempo, oltre a  temere che gli altri possano accorgersene, un forte impulso a fuggire dal cinema prende il sopravvento creando ulteriore angoscia. A questo punto l’ansia ( vedi iperventilazione) può peggiorare i sintomi cognitivi e fisici  con conseguente aggravamento delle sensazioni di confusione, sbandamento, senso di irrealtà, depersonalizzazione, tachicardia, tremori, sudorazione, difficoltà respiratorie etc.  La crisi di panico si esaurisce nel giro di qualche minuto ( 10 – 15 minuti) durante la quale la persona può sopportare la crisi  o, specie durante il primo attacco, chiedere aiuto o fuggire dalla situazione.

Seguendo questo esempio,  ci si può domandare: come si comporterà in futuro la persona che ha avuto un attacco di panico in un contesto come quello del cinema? Vi ritornerà? Quale cura e quale strategia terapeutica si può mettere in atto? Quali risultati ci possiamo aspettare?In genere la persone che hanno avuto un attacco di panico in un determinato contesto imparano subito ad evitarlo ( si stima che una percentuale molto alta di chi ha avuto un attacco di panico già entro la prima settimana mette in atto evitamenti), quasi subito gli individui imparano ad associare il luogo con l’attacco di panico in una  relazione di causa effetto.

Nel breve tempo questa relazione si stabilizza e la persona inizia sistematicamente ad evitare i luoghi considerati rischiosi, ( dove non si può chiedere aiuto in caso di attacco di panico o dove è “sconveniente” averne uno) se è costretta ad esporsi vive la situazione con intensa ansia e mette in atto tutta una serie di comportamenti protettivi.Ritornando al nostro esempio, possiamo immaginare, che la persona inizierà ad evitare il cinema poiché ha associato l’esperienza terrorizzante dell’attacco di panico con la sala cinematografica e quindi teme che l’evento possa ripetersi; se “costretta” inizierà a sperimentare l’ansia anticipatoria che si accompagna a sintomi quali: irrequietezza, tachicardia,  pensieri del tipo “ adesso avrò un altro attacco di panico”,  immagini spaventose come vedersi mentre si perde il controllo o comportarsi come una pazza.

L’ansia anticipatoria rappresenta già un precursore dell’attacco di panico poiché la persona inizia a focalizzarsi sui segnali interni interpretandoli come conferme del proprio timore, un po’ come una profezia che si auto avvera. La persona del nostro esempio si recherà al cinema già agitata e cercherà di mettere in atto tutta una serie di precauzioni per “salvarsi” in caso di crisi di panico, ad esempio cercherà di sedersi vicino alle uscite  ( eviterà di stare a metà della fila), cercherà di distrarsi concentrandosi su qualcosa o qualcuno, eviterà alcuni film etc.  
La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale rappresenta una cura efficace nella risoluzione degli attacchi di panico e dei disturbi d’ansia in generale. La terapia cognitivo comportamentale mette in atto, in collaborazione con il paziente, una serie di strategie terapeutiche che, nella maggioranza dei casi, ottiene ottimi risultati e, in molti casi, la guarigione completa ( ovviamente l’esito dellaterapia dipende da molti fattori come la durata del disturbo, la gravità, la collaborazione, eventuali comorbilità con altre disturbi psicologici etc.). L’aspetto cruciale della psicoterapia cognitivo comportamentale standard è rappresentato dalla “ristrutturazione cognitiva” a cui vengono abbinate psicoeducazione, e strategie comportamentali.

La “ristrutturazione cognitiva” ha lo scopo di  spezzare l’associazione tra le sensazioni dell’ansia e i pensieri catastrofici ( es. il cuore mi batte forte = sto per avere un infarto ) aiutando il paziente a trovare ipotesi alternative; la psicoeducazione ha lo scopo di “informare” il paziente circa la natura dell’ansia e dei suoi effetti che non costituiscono nessun pericolo per la salute; le esposizioni enterocettive hanno lo scopo di far sperimentare al paziente, in un contesto protetto,  le stesse sensazioni, o comunque simili, che si provano durante un attacco di panico al fine di dimostrarne  la normalità  e la innocuità; infine, le esposizioni hanno il duplice compito di smentire la catastrofe dell’attacco di panico e, di conseguenza, di riappropriarsi della propria vita. Ritornando al nostro esempio dell’attacco di panico al cinema, possiamo brevemente ipotizzare le fasi della cura partendo dall’esordio o dalla più recente descrizione dell’attacco di panico; in una specie di mappa, che va condivisa con il paziente, vengono riportate il contesto, le sensazioni, i pensieri catastrofici ( “perderò il controllo”) e i comportamenti protettivi e di evitamento. Che la persona abitualmente mette in atto.

Di fondamentale importanza e mettere al corrente il paziente del ruolo dell’ansia nella genesi dell’attacco di panico e di come i pensiericatastrofici mediano questa risposta. La persona al cinema, magari già ansiosa per altri motivi o per “costituzione”, stressata da eventi psicologici o fisici ( lo stress ha un enorme importanza nell’innesco degli attacchi di panico) può averinterpretato le sensazioni innocue dell’ansia come segni di imminente catastrofe e, man mano che la preoccupazione aumentava, la sua ipotesi ( l’unica!!!!!!!) trovava sempre più conferma finche l’ansia è diventata ingestibile. Spiegare la funzione e i sintomi dell’ansia rappresenta una tappa fondamentale nella cura degli attacchi di panico.

Si potrebbero fare delle esposizioni, inizialmente in studio o in luoghi più protetti, in cui viene creato in scala, il contesto del cinema (buio, visioni di film etc.) ed iniziare man mano a tollerare e,  quindi, a smentire lo scenario temuto per poi esporsi, con gradualità, in un cinema vero.Di particolare importanza ai fini della cura degli attacchi di panico sono le esposizioni enterocettive che consentono al paziente di provare la innocuità delle sensazioni panicose; alla persona del nostro esempio, che teme di poter perdere il controllo, si potrebbero provocare, con particolari strategie, innocue sensazioni di sbandamento, confusione,derealizzazione, al fine di dimostrarle che queste sensazioni non sono prova di “pazzia” ma normali sensazioni prodotte dall’iperventilazione. Ovviamente questo è solo un esempio artificioso, la terapia è cosa assai più complessa e richiede tutta una serie di informazioni, collaborazione e strategie che solo un professionista della salute mentale può mettere in atto. Attacchi di Panico: scopri la cura più efficace oppure richiedi un appuntamento al Dr Gaspare Costa

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Dr Gaspare Costa
 
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