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Disturbo Ossessivo

Il Lavaggio Compulsivo delle mani nel DOC: Sintomi, Cause e Cura

a cura del Dr Gaspare Costa

Il lavaggio compulsivo delle mani che segue  le ossessioni da contaminazione rappresenta una delle modalità più frequenti con cui il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) può manifestarsi. In genere, l’impulso a lavarsi frequentemente  le mani costituisce un bisogno imperativo del soggetto rispetto alla sgradevole sensazione di essere entrati in contatto con sostanze, luoghi o situazioni, reputate pericolose perche sporche, unte, contaminate, sudice. La preoccupazione di chi è affetto da questa forma di DOC può riguardare sia il timore di poter contrarre una qualche forma di malattia infettiva (AIDS, Epatite,  Meningite, Erpes etc.)  che di sentirsi sporco, unto, sudicio, a volte il soggetto ha la sensazione di essere coperto da una specie di patina disgustosa che necessita di continui e prolungati lavaggi per essere rimossa.

Gli oggetti, le situazioni o gli eventi che possono innescare il pensiero ossessivo di poter essere contaminati sono innumerevoli e variano da  soggetto a soggetto, le più comuni possono riguardare: siringhe, banconote, bagni pubblici, mezzi pubblici, ospedali, cassonetti della spazzatura, strette di mano, feci, urina,  saliva, sperma, amianto etc; non è infrequente che l’ossessione di  poter essere contaminati  possa essere associato allo “sporco sociale”  riferito a particolari categorie di persone come i barboni, gli zingari, i tossicodipendenti o gli omosessuali.

Ma cosa succede nelle mente dell’ossessivo? Perche sente il bisogno improcrastinabile di lavarsi continuamente le mani nonostante spesso vi è la consapevolezza di esagerare? Cosa determina l’innesco dei pensieri ossessivi? Quali sono i criteri in base al quale il soggetto decide che il lavaggio delle mani può terminare? Quali sono i fattori che contribuiscono a cronicizzare il disturbo? Come si cura il disturbo ossessivo compulsivo da contaminazione? Un esempio clinico ci aiuterà a rispondere a queste domande.

Lara è una giovane donna di 32 anni celibe, lavora come segretaria nella ditta del padre e da circa 8 anni soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo da Contaminazione; le fisse di Lara consistono nel timore di potersi contaminare con sostanze disgustose ( feci e urina) tutte le volte che ha necessità di utilizzare bagni pubblici, compreso quello dove lavora, e, in misura minore, quando è costretta a toccare  cose (banconote, cancelleria, mezzi pubblici, contatti fisici con altre persone etc.) che indirettamente possono essere contaminate da feci ed urina e quindi pericolose.

Quando la paura di essere contaminata si presenta, ad esempio dopo aver toccato un collega che, qualche minuto prima, si era recato in bagno, Lara inizia ad avvertire un fortissimo disagio: ha la sensazione di essere imbrattata di feci e urina fino a sentirne la presenza sulla pelle e a percepirne l’odore;  avverte un fortissimo disgusto fino al punto di sentirsi mancare o “impazzire” se non prende al più presto provvedimenti.


Questo disagio intollerabile spinge Lara a mettere in atto i rituali di pulizia che consistono in un interminabile lavaggio delle mani preceduto da una serie di precauzioni ( utilizzo di salviette umidificate e specifici disinfettanti che ella porta sempre nella sua borsa,  far scorrere l’acqua nel lavandino per almeno 15 minuti per assicurarsi che l’acqua è pulita, evitamento di tutti i servizi igienici etc.) funzionali alla decontaminazione. Il  lavaggio compulsivo delle mani può durare fino a 2 ( se si trova in ambienti diversi da quello di casa dura di meno ma si ripropone di perfezionarlo non appena arrivata a domicilio) e prevede una minuziosa sequenza: prima lava una mano e poi l’altra per innumerevoli volte finche ha la sensazione di essere decontaminata e subentra la percezione di essere a posto.

Questi rituali di lavaggio e decontaminazione impegnano Lara per diverse ore al giorno è compromettono significativamente la sua qualità della  sua vita; le sue mani sono rovinate dagli agenti chimici che utilizza per decontaminarsi aumentando il rischio di infezioni, tutta la sua esistenza è orientata ad evitare luoghi, situazioni e occasioni che possono rappresentare un rischio ( contaminata da feci e urina) nel tentativo di ridurre i  faticosi e interminabili lavaggi compulsivi delle mani.  La sua vita è tutta incentrata sul meccanismo perverso del Disturbo Ossessivo Compulsivo che, con i suoi circoli viziosi, ha imprigionato Lara in una spirale di sofferenza.

Ci si può chiedere come mai, nonostante reputi i  lavaggi come eccessivi Lara non riesce a smettere? Perché non riesce a tollerare il minimo rischio rispetto ad un possibile contatto con feci e urina? Perche il suo problema si mantiene? La risposta a queste domande è stata fornita nell’ambito delle ricerche cognitivo comportamentali( il lettore interessato può leggere altri articoli sul Disturbo Ossessivo Compulsivo scritti dal Dr Costa e presenti in questo sito) che hanno evidenziato una serie di caratteristiche  che aiutano la comprensione dei meccanismi del Disturbo Ossessivo Compulsivo:

La ricerca ha dimostrato che quasi tutte le persone riferiscono occasionalmente contenuti di pensiero strani, bizzarri, immorali; quindi, la differenza tra soggetti affetti da DOC e soggetti non clinici non  è dovuta ai contenuti ma  a  particolari caratteristiche cognitive di questi soggetti; in sostanza i soggetti, come Lara, destinati a sviluppare un DOC presentano:

  • Eccessiva importanza attribuita ai pensieri ( per molti soggetti affetti da Disturbo Ossessivo Compulsivo pensare a qualcosa equivale a farlo o a essere: “ se penso di essere contaminata vuol dire che sono contaminata”);

  • Sovrastima della minaccia. I soggetti affetti da Disturbo Ossessivo Compulsivo percepiscono un rischio maggiore rispetto ai soggetti non clinici. Una persona normale, in genere , non pensa di poter essere contaminata dal semplice o occasionale contatto con una sostanza accettando il rischio; per Lara, lo stesso contatto  occasionale  assume valenze di rischio insopportabile.

  • Eccessiva responsabilità. I soggetti destinati a sviluppare il DOC attribuiscono a se stessi una eccessiva responsabilità rispetto a previsioni di essere danneggiati o di danneggiare.

  • Necessità di controllo totale sui pensieri

  • Intolleranza per l’incertezza. Il minimo dubbio innesca condizioni di ansia o disagio che il soggetto cerca di lenire attraverso rituali o altri comportamenti rassicuratori;

  • Pensiero magico. Spesso i soggetti DOC attribuiscono ai pensieri attributi magici così, se un pensiero è in grado di “provocare” un danno,  lo stesso danno può essere esorcizzato da un altro pensiero.

Per quanto riguarda la cronicizzazione del disturbo  è utile sottolineare  alcuni meccanismi ricorsivi che impediscono l’estinzione dei comportamenti compulsivi e, quindi, delle ossessioni stesse. Se ritorniamo al caso di Lara possiamo notare questi meccanismi:

  • Ogni qualvolta Lara sente la minaccia di poter essere contaminata da feci o urine sperimenta un fortissimo disagio che ella percepisce non solo come  insopportabile ma anche infinito (“sarà cosi per sempre”); questa credenza fa subito scattare il lavaggio compulsivo delle mani che produce due effetti:

  • Riducendo il disagio ( anche se temporaneamente e a costi altissimi) il rituali di lavaggio delle mani viene rinforzato cosi, ogni qualvolta si presenta lo stesso disagio, la probabilità dell’emissione del rituale aumenta e, di conseguenza, aumentano anche la frequenza e l’importanza attribuita ai pensieri ossessivi di contaminazione;

  • L’emissione del lavaggio compulsivo delle mani, e di altri comportamenti protettivi,  impedisce la disconferma dell’ipotesi catastrofica, in sostanza, Lara potrebbe ragionare in questo modo: “ Se finora non mi sono contaminata è grazie all’”efficacia” dei rituali. Questo meccanismo di correlazione illusoria è uno dei fattori di mantenimento che contribuiscono alla cronicizzazione del DOC.

Quale cura possiamo suggerire a Lara per liberarsi del suo Disturbo Ossessivo Compulsivo da Contaminazione?  Stando  ai dati di efficacia derivanti dagli studi controllati  la  psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), con l’implementazione dell’esposizione con prevenzione della risposta (ERP), è considerata da sola o  in associazione ai farmaci della classe(SSRI) la terapia di elezione per la cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo (American Psychiatric Association, 2007). I ricercatori hanno scoperto che questa forma di terapia si avvicina all’80% per cento di successo nel trattamento  del DOC, !un risultato superiore a quello dell’intervento farmacologico. Un dato sorprendente riguarda il fatto che l’implementazione dell’ERP produce gli stessi cambiamenti nella chimica del  cervello che si ottengono nei pazienti che sono stati sottoposti al solo intervento farmacologico.
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La psicoterapia cognitivo comportamentale sembra particolarmente efficace in quelle forme di Disturbo Ossessivo Compulsivo, come il DOC da contaminazione, dove una parte centrale del disturbo è costituita da rituali comportamentali proprio come nell’esempio di Lara. Ma come agisce la terapia cognitivo comportamentale nella cura del disturbo ossessivo compulsivo?  Come suggerisce il nome, la CBT interviene sia con strategie cognitive ( ad esempio intervenendo sulle credenze descritte in precedenza: sovrastima del
rischio, eccessiva importanza data ai pensieri, pensiero magico etc.) che con tecniche comportamentali di cui l’esposizione con prevenzione della risposta (EPR) costituisce l’intervento principale. Il cuore della terapia consiste nel far sperimentare, attraverso l’esperienza,  al soggetto la disconferma di  alcune credenze:

1) Il disagio o l’ansia provocata dalle ossessioni è soggetta ad abituazione spontanea, ovvero si riduce spontaneamente fino ad arrivare
a livelli assolutamente tollerabili, senza la necessità di mettere in atto i rituali;

2) L’ansia che scaturisce dai pensieri ossessivi ha una durata limitata (non durerà in eterno!) al massimo 40/45 minuti ( dipende da alcune variabili)

3) L’inutilità, anzi la dannosità, dell’emissioni dei rituali come fattori che cronicizzano il DOC;

4) L’innocuità dell’ansia ( l’ansia non fa morire, impazzire, perdere il controllo etc.)

5)La  possibilità di sperimentare un senso di autoefficacia e di padronanza rispetto al DOC che alimenta l’autostima.

Queste e altre scoperte costituiscono una piacevole sorpresa per quei pazienti motivati che hanno deciso, con l’aiuto dello psicoterapeuta ( una buona “alleanza” terapeutica è indispensabile ai fini del successo della terapia)di spezzare le catene del DOC rendendosi più liberi e gratificati.

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