La paura della Folla o dei Luoghi Affollati e gli Attacchi di Panico - Dr Gaspare Costa - 340/7852422 - Psicologo - Psicoterapeuta

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L'Ansia e la Salute
La paura della Folla o dei Luoghi Affollati  e gli Attacchi di Panico
01/09/2017
A cura del Dr Gaspare Costa

La paura della folla rappresenta una delle situazioni più temute per chi soffre di attacchi di panico e/o agorafobia, tipicamente  la paura dei luoghi affollati, detta anche Demofobia, si manifesta con il timore di poter star male in mezzo alla gente e, più specificamente, di poter essere sopraffatti da attacchi di panico  a cui l'individuo lega la credenza di poter perdere il controllo, svenire, avere un infarto o, addirittura morire.

Le persone che manifestano la paura della folla tendono ad evitare i luoghi affollati come i concerti, le manifestazioni sportive, le discoteche, le cerimonie religiose e molte altre situazioni dove sono presenti molti individui, se costretti ad esporsi vivono la folla con estrema ansia che, in alcuni casi, può raggiungere l'intensità di un vero e proprio attacco di panico situazionale.

Perché si ha paura della folla? Che cosi si teme?

Fondamentalmente la paura dei luoghi affollati è legata al timore degli attacchi di panico e alla terribili conseguenze a cui l'individuo pensa di andare incontro (svenimento, perdita di controllo, infarto, morte); la paura della folla e le relative condotte protettive o di evitamento si concretizza con almeno tre minacce considerate catastrofiche:

1) Inaccessibilità alle vie di fuga. Il primo aspetto riguarda la tipica condotta agorafobica  finalizzata ad evitare tutti i luoghi e/o le situazioni dove sarebbe difficile o imbarazzante essere soccorsi nel caso del sopraggiungere di un  attacco di panico; la paura della folla è dunque giustificata per il fatto che la confusione ostacolerebbe le vie di fuga in caso di necessita, l'individuo può immaginarsi mentre, sopraffatto dagli attacchi di panico, è chiuso in mezzo alla gente che non gli permette di "salvarsi".

In questo contesto, la paura dei luoghi affollati è vista come ostacolo verso la fuga, e quindi della salvezza, impedita dalla calca di gente di cui l'individuo, assieme alla crisi di panico,  si sente sopraffatto. Questo terribile scenario immaginato, frutto dell'ansia anticipatoria,  spiega il perché le persone che manifestano questo timore tendono ad evitare oppure, se costretti ad esporsi, preferiscono fare un sopralluogo per familiarizzare con le uscite da cui non si allontanano mai troppo.

Spesso, la paura di essere intrappolati nella folla in caso di attacchi di panico è talmente intensa  che questi soggetti  perdono di vista la ragione dell'esposizione (evento sportivo, concerto, funzione religiosa etc.) rimanendo concentrati sui possibili sintomi e sull'accesso alle vie di fuga. La paura dei luoghi affollati può essere aggravata dalla presenza di musica alta, confusione, luci intense o stroboscopiche, tipo discoteca, che contribuiscono a "disorientare" l'individuo  ostacolandone l'accesso alle vie di fuga.

2) Ostracismo sociale, ovvero essere svelati come fragili, deboli di nervi, difettati. La paura della folla non è solo giustificata dal timore di star male (svenimento, perdita di controllo, infarto) in seguito al sopraggiungere di un attacco di panico e non avere accesso ai soccorsi infatti, una significativa fetta di individui che manifestano Demofobia sembrano più preoccupati delle conseguenze sociali piuttosto che da quelle fisiche; in altre parole, in molti individui la paura dei luoghi affollati è sostenuta dal timore di fare una figuraccia, ovvero di essere svelati agli occhi degli altri come fragili, deboli di nervi, difettati.

Questa seconda chiave di lettura enfatizza uno degli scopi più salienti degli esseri umani, ovvero lo scopo della "buona immagine" (Castelfranchi); in sostanza,  questi individui temono,  nell'eventualità di essere sopraffatti dagli attacchi di panico , di compromettere la propria immagine sociale: ad esempio possono immaginarsi di fare una figuraccia davanti a tutti oppure convincersi che le persone si ricorderanno per sempre di quel momento di debolezza che li declasserà per sempre.

Gli Individui che manifestano la paura dei luoghi affollati per il timore di essere svelati come deboli di nervi nel caso del sopraggiungere di un attacco di panico manifestano l'assoluto bisogno di apparire forti, sicuri di se, brillanti se, per qualche ragione, queste qualità  desiderate  non possono essere messe in atto preferiscono evitare gli altri e rimanere da soli finché non ripristinano l'atteggiamento mentale considerato "giusto".

Paradossalmente queste persone sono sempre disponibili ad ascoltare le sofferenze degli altri facendosi carico dei loro problemi ma difficilmente condividono le loro difficoltà emotive  con altre persone poiché temono di annoiare o creare preoccupazione, il loro motto e quello di apparire sempre in forma, brillanti e sicuri di se.

Ma perché questi individui temono di essere svelati dalla gente come fragili? Il bisogno di non essere svelati dagli altri come persone fragili porta questi individui a mettere in atto  massicci comportamenti di evitamento  che, alla lunga, conferma le loro credenze; alla base di questa necessità vi è, con ogni probabilità, un "bisogno di approvazione sociale" necessario ad alimentare una scarsa autostima di base; in altre parole, queste persone hanno bisogno di un continuo nutrimento da parte degli altri significativi e, per questa ragione, sono guidati da credenze disfunzionali come quella di  non creare problemi agli altri e, in misura ancora più accentuata, di apparire sempre in forma, brillanti e sicuri di se.

La paura della folla e, in particolare, il timore di poter star male in seguito al sopraggiungere degli attacchi di panico,  sembra dunque essere un attività  preventiva finalizzata  a preservare la propria immagine sociale. Alcuni individui sono convinti che condividere stati di debolezza e bisogno possa essere pericoloso,  nel senso che gli altri possono approfittarsi di questa vulnerabilità  con il rischio di  essere penalizzati; ovviamente sono credenze disfunzionali  spesso apprese per "modellamento" dall'ambiente familiare che impediscono alle persone di manifestare la propria autenticità e, di conseguenza, di stabilire rapporti  interpersonali intimi e sinceri.

3) Conseguenze per la propria salute fisica o mentale. Cosa si teme durante un attacco di panico in mezzo alla gente? in precedenza abbiamo accennato come la paura dei luoghi affollati, in una significativa percentuale dei casi,  sia "giustificata" dal timore di stare male, come conseguenza del sopraggiungere di attacchi di panico, e non avere accesso immediato ai soccorsi oppure, per altri individui, l' essere soccorsi  in mezzo alla gente  comporta vissuti di vergogna per il fatto di essere stati svelati come deboli oppure, caso non raro, di aver rovinato la serata agli amici.

Generalmente, le persone che pensano di essere sopraffatti da  attacchi di panico in mezzo alla gente temono alcuni scenari catastrofici che sintetizziamo brevemente:
Paura di svenire. Questo scenario è immaginato come una drammatica e repentina perdita di coscienza di se stessi, gli individui che temono questo evento, in seguito al sopraggiungere di un attacco di panico,  si rappresentano inerti, sdraiati a terra,  in balia degli altri che immaginano come critici ( "Ma perché non se ne restano a casa se sanno che poi svengono?")  sprezzanti, pronti a sottolineare lo stato di fragilità del panicoso; questo scenario è uno delle principali preoccupazioni che spiegano la paura dei luoghi affollati.

Paure di perdere il controllo e impazzire. La paura di poter perdere il controllo e impazzire, in seguito ad attacchi di panico, è rappresentata con la visione di se stessi mentre, persa la padronanza della propria coscienza, da vita a comportamenti strani, bizzarri, assurdi, urlando frasi sconnesse, volgari o immorali; anche questo scenario, considerato invivibile, alimenta la paura della folla.

Come per l'angoscia di poter svenire,  anche nella paura di poter perdere il controllo  l'individuo è allarmato da " sintomi" cognitivi quali possono essere la vista offuscata, la vertigine, la sensazione di testa vuota, la sensazione di sbandamento etc.; entrambi gli scenari spesso sono legati alla vergogna postuma degli attacchi di panico  che certifica la compromissione dello scopo della buona immagine.

Timore di avere un infarto, di soffocare o di  morire.  La paura luoghi affollati può essere  anche spiegata dal timore che, in seguito al sopraggiungere di un attacco di panico,  si possa avere un infarto oppure soffocare o, addirittura, morire; l'individuo che teme questo scenario può immaginarsi mentre, agonizzante, si trova in balia della calca di persone che, invece di aiutarlo, ostacola la possibilità di essere soccorso e portato in salvo. Le persone che temono questa tragica eventualità sono particolarmente sensibili a "sintomi" di natura fisica come, ad esempio, la tachicardia, le parestesie, i formicolii, la sudorazione, le vampate di caldo o di freddo.

Differenze tra Fobia Sociale e Agorafobia in relazione alla paura dei luoghi affollati
Appare utile sottolineare la differenza tra la paura della folla e, più in generale, il timore di stare in mezzo alla gente  come conseguenza di una Fobia Sociale piuttosto che di un quadro agorafobico; nel primo caso, la paura delle persone è "giustificata" dal timore di non essere all'altezza, di apparire goffi o insignificanti e, di conseguenza, di essere giudicati negativamente. Il fobico sociale più che temere le persone teme il loro giudizio negativo e, di conseguenza,  la paura di essere rifiutati.

La paura dei luoghi affollati, come si presenta nel quadro agorafobico, è fondamentalmente legata al timore di poter star male, in seguito ad attacchi di panico,  in luoghi e situazioni dove sarebbe difficile o imbarazzante essere; in questo contesto l'eventuale timore del giudizio negativo da parte degli altri è secondario a scenari indesiderati, che non tutti gli agorafobici temono, come lo svenimento o la perdita di controllo. Va sottolineato come la Fobia Sociale e l'Agorafobia possono essere presenti nello stesso soggetto in comorbidità il ché rende necessaria  sia una diagnosi differenziale che un piano terapeutico specifico per entrambi i disturbi.


I circoli viziosi e la cura della paura dei luoghi affollati

Circoli viziosi. La paura della gente è alimentata dai classici circoli viziosi disfunzionali che, nel medio e lungo termine, aggravano e cronicizzano il disturbo, tra i fattori che concorrono ad alimentare la paura della folla troviamo le condotte di evitamento, l'attenzione selettiva e i comportamenti protettivi (richiesta di rassicurazioni, posizionamento vicino alle vie di fuga, uso di farmaci o altre sostanze etc.).

Le condotte di evitamento rappresentano uno dei fattori più importanti che alimentano la paura dei luoghi affollati, questi comportamenti consistono nell'evitare tutti i luoghi o le situazioni affollate da persone come i concerti,  le manifestazioni sportive, le cerimonie religiose e molti altri eventi.

1) L'evitamento, nel breve periodo, sembra funzionare in quanto riduce repentinamente l'ansia associata alla folla e dunque "illude" l'individuo di essersi salvato dai possibili attacchi di panico mentre, nel medio e lungo periodo, cronicizza e conferma l'ipotesi che i luoghi pieni gente sono pericolosi; in altre parole, l'evitamento impedisce di vivere un Esperienza Emozionale Correttiva  in grado di demolire le credenze disfunzionali associate alla paura della folla.

2) Ansia anticipatorie e l'attenzione selettiva sono fattori cognitivi che contribuiscono a sovrastimare sia l'imminenza che la gravita dello scenario temuto: ovvero quello di essere sopraffatta da un attacco di panico in luoghi affollati da persone; l'ansia anticipatoria, ovvero la paura della paura, consiste in un meccanismo mentale che anticipa, anche diversi giorni prima che l'evento accada, le possibili conseguenze funeste ragion per cui l'individuo tende ad evitare l'evento.

L'attenzione selettiva è un meccanismo che focalizza l'attenzione, proprio come un radar tarato al massimo, sui possibili segnali di pericolo; questi segnali possono essere esterni, ad esempio inaccessibilità alle vie di fuga, oppure interni, intercettazioni di sensazioni ( testa leggere, vertigini, vista offuscata, fame d'aria, tachicardia etc.) che possono venir letti come la prova che conferma l'imminenza degli attacchi di panico.

3)I meccanismi protettivi consistono in "soluzioni" che hanno lo scopo di ridurre la paura della folla come, ad esempio, la richiesta di rassicurazioni, l'uso di farmaci, alcol o altre sostanze in grado di placare l'ansia.
Come si cura la paura dei luoghi affollati?

La paura della folla può compromettere significativamente la qualità della vita dell'individuo in quanto egli è costretto a rinunciare o a vivere con un ansia eccessiva a tutta una serie di eventi a cui vorrebbe partecipare ma che il timore di andare incontro ad un attacco di panico lo costringe ad evitare. La paura dei luoghi affollati, oltre a compromettere l'autonomia del soggetto,  può avere ripercussioni negative anche a carattere psicologico in quanto può compromettere l'autostima per il fatto di non essere in grado di fare cose che tutti gli altri fanno con facilità per cui si possono manifestare demoralizzazione.

la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale ( CBT) è riconosciuta dalla Comunità Scientifica Internazionale come la terapia più efficace, comprovata da prove scientifiche,  per la cura dei Disturbi d'Ansia e di molti altri problemi di natura psicologica.  Questo modello si avvale di protocolli specifici, in genere di breve durata,  che hanno lo scopo di ristrutturare le credenze disfunzionale all'origine dei sintomi, la terapia si avvale di tecniche come  Respirazione Diaframmatica o  Rilassamento Muscolare Progressivo in grado di ridurre gli stati d'ansia innescati dalla paura della folla. La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale ha degli indici di successo molto elevati risultando più efficace del solo trattamento farmacologico attestandosi ad una percentuale di esito positivo superiore al 70% dei casi trattati.
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